Riforma del lavoro, novità per il settore costruzioni

La Camera dei Deputati ha definitivamente approvato il disegno di legge “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, senza modifiche rispetto alla versione approvata dal Senato a maggio. La riforma introduce alcune novità per quanto riguarda il settore delle costruzioni.

Partite Iva: fissato a 18 mila euro lordi annui il reddito minimo di riferimento per riconoscere come valido il rapporto di lavoro autonomo. Al di sotto di questo limite la posizione di lavoro autonomo è considerata, a certe condizioni, “fittizia” e scatta l’obbligo di assunzione del titolare di partita Iva.
La collaborazione deve durare più di 8 mesi nell’arco di un anno e il corrispettivo derivante dalla collaborazione deve costituire più dell’80% del reddito del collaboratore nell’arco dell’anno. Inoltre il collaboratore deve avere una postazione fissa all’interno dell’azienda. I professionisti sono, comunque, fuori dalla stretta delle Partite Iva.

Non c’è obbligo di assunzione per iscritti agli Ordini: le prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione a un ordine professionale, o a registri, albi, ruoli o elenchi sono escluse dalla presunzione di rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.

Ammortizzatori sociali: viene introdotta l’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpi), che sostituisce l’indennità di disoccupazione speciale edile (contributo dello 0,80%).

Cassa in deroga e contribuzione extra: la cassa in deroga viene cancellata, mentre per i contratti di lavoro non a tempo indeterminato è prevista una contribuzione extra dell’1,4%. I contributi per la cassa integrazione per l’edilizia, rimangono gli stessi.

Contributo di licenziamento: introdotto un  contributo di licenziamento pari a mezza mensilità per ogni anno di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, da versare al momento dell’interruzione di un rapporto a tempo indeterminato, sempre che tale rapporto non sia stato interrotto causa dimissioni.
In caso di interruzione del rapporto “per completamento attività e chiusura cantiere” il contributo non dovrà essere retribuito. Questa operazione farà risparmiare alle imprese oltre 88 milioni di euro.

Modificata la disciplina della responsabilità solidale: la norma del decreto Semplificazioni per cui il committente imprenditore, l’appaltatore e il subappaltatore sono obbligati in solido verso i dipendenti entro due anni dalla cessazione dell’appalto  è confermata, ma con l’introduzione della possibilità per i contratti collettivi di settore di stabilire delle eccezioni alla legge.

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