Professioni: approvata la Riforma dal Consiglio dei Ministri

Continua il percorso legislativo, non sempre facile, per il DPR di Riforma delle Professioni che venerdì 3 agosto è stato approvato dal Consiglio dei Ministri con un testo di regolamento modificato alla luce delle numerose critiche del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari.

Il decreto, a questo punto, attende solo la firma del Presidente della Repubblica  per essere poi pubblicato in Gazzetta ufficiale entro il 13 agosto

Il testo contiene numerose novità rispetto alla prima bozza varata dal Consiglio dei ministri il 18 giugno scorso. Nel comunicato finale, infatti, si legge che “il Governo ha tenuto in debito conto le osservazioni del Consiglio di Stato e del Parlamento, attuando i principi delle liberalizzazioni”.

Ecco cosa è cambiato rispetto all’ultima versione del testo:

Professione regolamentata

Ristretta la definizione di ‘professione regolamentata’ che è quindi limitata solo a quelle attività professionali il cui esercizio è consentito solo a seguito all’iscrizione in ordini o collegi. Esclusi dunque da questa riforma i professionisti iscritti ad albi, registri ed elenchi tenuti dalla amministrazioni pubbliche che invece rientravano nel perimetro della prima bozza del testo.

Accesso alla professione

Alla luce di questa definizione, non basterà essere inseriti in elenchi pubblici per dirsi professionisti ma occorrerà seguire un iter regolamentato per l’accesso, l’esame di stato, e mantenere precisi obblighi in tema di formazione continua, deontologia, pubblicità e assicurazione.

Pubblicità informativa

Resta confermata la possibilità di fare pubblicità informativa avente ad oggetto l’attività delle professioni regolamentate, le specializzazioni, i titolo posseduti e i compensi richiesti per le prestazioni.

L’attività di pubblicità non deve violare l’obbligo del segreto professionale, deve essere veritiera e corretta ed è ammessa con ogni mezzo. Le disposizioni in tema di pubblicità professionale saranno generali e varranno per tutti gli ordini professionali i quali non potranno regolamentare una materia che riguarda il mercato e la concorrenza.

Proroga dell’assicurazione del professionista a tutela del cliente

Confermato l’obbligo di stipula da parte del professionista di una polizza assicurativa, per coprire eventuali danni causati alla committenza. Viene però concesso agli Ordini una proroga di 12 mesi, che quindi non scatterà più il 13 agosto 2012 ma il 13 agosto 2013, per consentire la predisposizione di convenzioni tra Ordini, Enti previdenziali e società di assicurazione, che potranno avere anche carattere collettivo. Queste convenzioni però non potranno essere stipulate dalle associazioni professionali, ma unicamente dagli enti citati.

Tirocinio

E’ la parte del testo che ha subito più modifiche rispetto alla prima versione.

L’obbligatorietà del tirocinio rimane solo per quelle professioni che già lo prevedevano obbligatoriamente e dunque non è stata estesa a tutte le professioni regolamentate come prevedeva la prima bozza.

Per quanto riguarda la durata il limite dei 18 mesi diventa il limite massimo e non il periodo standard, ma rimane la soglia di tre praticanti per studio, limite a cui si può ovviare solo previa autorizzazione ministeriale.
Consentiti accordi e convenzioni fra i Consigli Nazionali e il Ministero per la Pubblica Amministrazione per programmare tirocini presso enti pubblici, attivati in base all’esito del voto di laurea del richiedente.

Salta anche il divieto del praticantato in contemporaneità di  rapporto di lavoro del tirocinante nel pubblico impiego, sempre che gli orari di lavoro e le modalità siano idonee allo svolgimento.

Il periodo massimo concesso per l’interruzione del tirocinio è di tre mesi e non più di sei e , il periodo di interruzione che vanifica il tirocinio già espletato, solo in presenza di un giustificato motivo l’interruzione potrà arrivare fino a nove mesi.

Formazione

“Ogni professionista ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza  professionale”, così recita il comma 1 dell’articolo 7 del Decreto.

I corsi di formazione continua possono essere organizzati dagli ordini e dai collegi, ma anche da associazioni non iscritti agli albi e da altri soggetti, previa autorizzazione dei consigli nazionali degli ordini o collegi.

Confermata la possibilità di svolgere fino a 6 mesi del periodo formativo (tirocinio e praticantato) impegnandosi nella “frequenza con profitto” di corsi di formazione organizzati non solo dagli ordini ma anche da associazioni di iscritti agli albi, salvo parere vincolante del ministero. Le modalità, i contenuti, la durata minima ecc., dei corsi saranno stabiliti mediante regolamento dal consiglio nazionale dell’ordine entro un anno, sentito il ministero. Anche le Regioni potranno entrare nella formazione attraverso la stanziamento di fondi per scuole, corsi ed eventi formativi.

Funzione disciplinare

 Fa parte dell’articolo 8, che è quasi stato completamente riscritto nella nuova versione del testo.

Innanzitutto i  componenti del Consiglio di disciplina non possono far parte del Consiglio dell’Ordine o del Collegio, ma sono nominati dal Presidente del Tribunale fra una serie  nomi proposti dal Consiglio dell’Ordine sulla base di criteri che saranno definiti entro 90 giorni da uno specifico regolamento.

E’ quindi realizzato  fissato il principio della separazione tra gli organi disciplinari e gli organi amministrativi nell’autogoverno degli ordini.

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