Immobili pubblici: il 47% delle PA non conosce il proprio patrimonio

Nella robusta relazione che è stata presentata il 25 ottobre ai politici più interessati al settore immobiliare – chissà perché a porte chiuse – dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli, risalta un dato inquietante: soltanto il 53% delle pubbliche amministrazioni ha risposto al “censimento” lanciato dal governo nel 2010. Il restante 47% non sa quanti immobili ha.

“Il primo approccio sistematico per una completa conoscenza dell’attivo pubblico è rappresentato dal progetto ‘Patrimonio della PA’, avviato dal ministero dell’Economia e delle Finanze ai sensi della Legge Finanziaria 2010. Una prima fase di raccolta dei dati dei beni immobili e delle partecipazioni delle Pubbliche Amministrazioni si è conclusa nel marzo del 2011″.

I soggetti censiti sono stati 11.000: 8.220 tra Regioni, Province, Comuni; 208 tra Ministeri, Agenzie fiscali, Autorithies, enti pubblici vari; 2156 altre amministrazioni locali (Università statali, Asl, comunità montane); 430 tra enti previdenziali e altre amministrazioni pubbliche come Iacp o Aci. Ebbene, di questo caravanserraglio solo 5.900 hanno dato una risposta al ministero, dimostrando se non altro di “sapere dove abitano”, ovvero di quale patrimonio immobiliare dispongono.

E’ una di quelle realtà inaudite che sfuggono ai radar dell’opinione pubblica, anche quelli più attenti, anche ai professionisti dell’”anti-casta”, perché riflettono – in realtà – quel permeante anti-Stato che ricorre un po’ ovunque in Italia ed è un atteggiamento diffuso di strafottenza e impunità, in base al quale è sempre colpa di qualcun altro se la casa dove abitiamo sta crollando, e pur di non prendercene la responsabilità rimaniamo sotto le macerie, immobili. Ma c’è di peggio: se si esaminano le risposte delle 12 grandi città (quelle superiori ai 250 mila abitanti) non si ottiene un quadro esauriente del censimento immobiliare demaniale, ma sci si deve accontentare del fatto che le risposte salgono al 75%: insomma: un quarto dei grandi centri italiani “non sa” quanti immobili demaniali ha. E il catasto? E gli assessorati? E i vigili del fuoco? E le sezioni regionali della Corte dei conti? Cosa fanno, dalla mattina alla sera?

Sulla base, comunque, dei lacunosissimi dati raccolti, il Tesoro ha censito il demanio “noto”: 530.000 unità immobiliari, per una superficie complessiva di oltre 222 milioni di metri quadrati, per l’80% detenuto da Amministrazioni locali, con il 70% della superficie utilizzato per lo svolgimento di attività istituzionali e il  47% delle unità immobiliari (percentuale sensibilmente inferiore in termine di superficie) è destinato alluso residenziale, in gran parte detenuto da Comuni, Enti Previdenziali e Iacp.

Insomma: tutta roba invendibile. “Valutando gli immobili dello Stato (non censiti nella prima rilevazione Progetto PA) sulla base del valore di bilancio (55 miliardi circa) e quelli delle altre amministrazioni ai prezzi medi di mercato elaborati dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia del territorio (circa 285 miliardi), una preliminare stima del valore di mercato delle unità immobiliari pubbliche risulta dell’ordine di 340 miliardi di euro”. Bello a sapersi. Come dire, però, che la “Primavera del Botticelli” esposta agli Uffizi vale un fantastiliardo di euro: fa piacere, ma non è che possiamo venderla al Qatar per abbattere il debito pubblico. La verità è che se si arriva a quella stima prudente di 3-5 miliardi di euro, che circola ormai da mesi, sull’ammontare del valore potenziale di una prima tornata di privatizzazioni immobiliari pubbliche, è perché per metà lo Stato non sa di “quale mattone” è padrone, e i quattro quinti di ciò che sa di avere non può venderli. Meglio saperlo, e mettersi l’anima in pace.

Unico conforto: 46mila beni circa, per un valore di circa 55 miliardi di euro, sono già in gestione presso l’Agenzia del Demanio, unico pezzo di professionalità nella galassia pubblica del mattone di Stato. Non significa che sia roba vendibile, ma per lo meno che potrà essere gestita al meglio, riducendo gli oneri, massimizzando gli affitti attivi, minimizzando quelli passivi, ottimizzando gli spazi. Almeno questo.

fonte: Il Ghirlandaio.com 

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