Amministratori di condominio:in arrivo la certificazione della professionalità

Importanti novità per gli amministratori di condominio arrivano dal disegno di legge passato in Senato il 15 novembre relativo alle professioni non regolamentate e che introduce il riconoscimento della figura professionale dell’amministratore di condominio che dovrà attivarsi per la certificazione della professionalità.

EXITone, società che ha fatto delle certificazioni UNI un segno di riconoscimento,  non può che accogliere con soddisfazione questa proposta di legge: EXITone ha infatti esteso la certificazione ISO9001 anche ai Tutor dell’Immobile, i liberi professionisti del Business Network EXITone diffusi sul territorio nazionale e che operano proprio al fianco di amministratori e proprietari proponendo servizi di  consulenza completa su tutti gli aspetti tecnici e gestionali relativi all’immobile.
La presenza di un professionista qualificato e certificato in grado di affiancare proprietari, gestori e amministratori,  non è solo un segno di garanzia e affidabilità per i servizi offerti, ma anche un requisito fondamentale per l’ottenimento delle certificazioni richieste all’amministratore con questo disegno di legge.

Il testo del disegno di legge è  molto orientato ai consumatori e quindi, in questo caso, ai condomini. Non si parla di “riconoscimento” di tipo ordinistico delle professioni ma di una serie di garanzie nella formazione e nell’attività, che solo i professionisti seri saranno in grado di dare. La qualificazione verrà curata anche dalle associazioni professionali di riferimento, alle quali però non è obbligatorio iscriversi, non impone infatti l’iscrizione all’associazione di riferimento, cui viene affidato il compito di curare la formazione, scrivere un codice deontologico, istituire lo sportello del consumatore e vigilare sul comportamento dei propri iscritti.

Se il Ddl diventerà legge, i professionisti dovranno comunque decidere tra le diverse soluzioni: iscriversi a un’associazione, applicare le norme Uni chiedendo una certificazione (anche per gli amministratori di condominio è già possibile, per esempio TÜV Italia e Quality Italia attribuiscono la certificazione in accordo allo standard Uni 10801:1998 “Servizi – Amministrazione condominiale e immobiliare – Funzioni e requisiti dell’amministratore”). Oppure scegliere la via del fai da te: la qualificazione della prestazione professionale potrà anche essere basata sulla conformità di fatto alle norme tecniche Uni.

In ogni caso, la professione potrà essere esercitata in forma individuale, associata, societaria, cooperativa o dipendente. Mentre per le associazioni la costituzione è libera e volontaria, per le associazioni professionali devono garantire trasparenza dell’attività, osservanza dei principi deontologici, promuovere la formazione permanente degli iscritti, attivare uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore dove rivolgersi in caso di contenzioso con i singoli professionisti. Un elenco delle associazioni, che possono anche unirsi in forme aggregative, sarà pubblicato sul sito del ministero dello Sviluppo economico. Le associazioni possono rilasciare, a tutela dei consumatori, un attestato sugli standard qualitativi del proprio iscritto, l’eventuale possesso di un’assicurazione e di una certificazione.

Più in dettaglio, le associazioni dovranno garantire la conformità della qualificazione della prestazione professionale alle norme tecniche UNI ISO, UNI EN ISO, UNI EN e UNI (le cosiddette “norme Uni”) e il ministero dello Sviluppo Economico le controllerà. La pubblicazione di informazioni non veritiere nel sito web dell’associazione o il rilascio dell’attestazione di cui all’articolo 7, comma 1, contenente informazioni non veritiere, saranno sanzionabili.

L’attività di amministratore resterà comunque libera, nel senso che potrà essere svolta come meglio si crede, però, come recita il DdI, «i requisiti, le competenze, le modalità di esercizio dell’attività e le modalità di comunicazione verso l’utente individuate dalla normativa tecnica UNI costituiscono princìpi e criteri generali che disciplinano l’esercizio autoregolamentato della singola attività professionale e ne assicurano la qualificazione». Le norme Uni, quindi, sono al centro e, anche se non è indispensabile per legge procurarsi una certificazione, è evidente che, in caso di controllo da parte dello Sviluppo economico, diventa difficile dimostrare che le procedure adottate con il “fai da te” rispettano alla lettera le norme Uni.

Il ruolo delle associazioni riconosciute dallo Sviluppo e dei certificatori professionali è quindi destinato a crescere. Ma l’aspetto più importante sarà l’inevitabile scrematura di chi non sarà in grado di adeguarsi: non esiste, infatti, nel disegno di legge, una norma di salvaguardia per chi già esercita la professione, quindi tutti dovranno confrontarsi con le norme Uni e i severi requisiti richiesti sotto il profilo della trasparenza, dell’organizzazione dell’aggiornamento professionale.

 

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