Edilizia scolastica: ricostruire o riqualificare?

La riqualificazione edilizia come perno della gestione del costruito è un tema che abbiamo più volte approfondito in questo blog, ma spesso in alcuni casi non si può salvare l’impossibile.
La situazione dell’edilizia scolastica in Italia non è di certo delle migliori e, stando ai dati dell’anno scorso del rapporto di LegaAmbiente, il  36% degli edifici necessita di interventi di manutenzione urgenti, oltre il 50% è in aree a rischio sismico e solo il 58% possiede il certificato di agibilità.

Ieri è intervenuto sull’argomento Giovanni Biondi, a capo del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse, che, a margine di un incontro Firenze sulla ‘Scuola 3.0’, ha dichiarato:

Non possiamo continuare a investire soldi per un vestito che ormai non è più rattoppabile. Abbiamo la maggioranza degli edifici scolastici costruiti negli anni ’60, 1500 addirittura prima del ‘900, e quindi per definizione non sono antisismici e non lo saranno mai“.

Per far fronte alla questione il Dipartimento rende noto che è stato proposto di costruire nuove scuole attraverso i fondi immobiliari previsti nel Decreto Sviluppo attualmente in fase di conversione.

Questi fondi – ha proseguito Biondi – garantiscono ai Comuni di poter intervenire per costruire nuovi edifici in deroga al patto di stabilità. Appena il decreto sarà convertito inizieremo ad attivarli sul territorio nazionale. Stimiamo di creare almeno una cinquantina di fondi immobiliari in tutta Italia, ognuno dei quali potrebbe realizzare dalle 5 alle 10 scuole in tempi speriamo più brevi possibile“. Il MIUR ha già annunciato che i primi cantieri partiranno in via sperimentale a gennaio 2013 nel Comune di Bologna.

Oltre all’uso dei fondi immobiliari per le nuove strutture, sono ai nastri di partenza  una serie di iniziative che consentiranno di snellire le procedure di invio dei fondi destinati alle strutture che necessitano di interventi urgenti.

Fra queste la proposta, avanzata dal presidente dell’Upi (Unione Province Italiane), di firmare un Protocollo d’intesa, che oltre al Ministero dell’Istruzione e all’Upi coinvolga anche l’Anp (Associazione Nazionale dei Presidi) e che consenta di gestire i processi di manutenzione secondo i criteri – pioritari – di rapidità e ottimizzazione dei costi.

Qual è dunque la soluzione migliore? Trovare nuove soluzioni di gestione del patrimonio esistente o puntare su nuove costruzioni?
In entrambi i casi il Ministero dovrebbe avviare un’attività di analisi tecnica dello stato patrimoniale per capire la situazione di partenza (i dati che vengono dai vari dossier come questo dell’Ance di metà novembre non fotografano di certo una situazione positiva) e capire che tipo di interventi sono da fare e dove è invece necessario ripartire da zero….un progetto complesso, ma anche una sfida ambiziosa che potrebbe anche dare nuovo vigore a partnership fra pubblico e privato.
 

 

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