Riforma del Catasto: le modifiche della Commissione Finanze

La scorsa settimana il comitato ristretto della Commissione Finanze della Camera, presieduto da Daniele Capezzone (Pdl), ha completato l’esame del capitolo della delega fiscale dedicato alla riforma del catasto.

La riforma catastale, ha spiegato Capezzone, si baserà su “criteri di pubblicità e contraddittorio, con un ulteriore pluralismo nelle commissioni a cui parteciperanno i rappresentanti dei proprietari e degli inquilini”.

Il comitato ristretto ha introdotto nel testo base delle importanti modifiche, vediamone alcune:

 

  • Valore patrimoniale

Il valore patrimoniale sarà determinato partendo dal valore di mercato al metro quadrato per la tipologia immobiliare relativa, in base probabilmente ai dati dell’ex Agenzia del Territorio. Successivamente viene determinata una serie di coefficienti in successione: scale, anno di costruzione, piano, esposizione, riscontro d’aria, affaccio, ascensore o meno, riscaldamento centrale o autonomo, stato di manutenzione.
Nasce in questo modo un algoritmo che, applicato al valore al metro di partenza, lo rettifica. Moltiplicandolo per i metri quadrati dell’abitazione si ottiene il valore patrimoniale.

  • Nuova rendita catastale

La nuova rendita catastale partirà dai valori locativi annui espressi al metro quadrato, cui si applicherà una riduzione derivante dalle spese (manutenzione straordinaria, amministrazione, assicurazioni, adeguamenti tecnici di legge ecc.). Quindi il valore annuo al metro quadrato viene moltiplicato per la superficie ottenendo così la nuova rendita catastale.

  • Quali effetti con le nuove tariffe d’estimo a mq

Con le nuove tariffe d’estimo a metro quadro, le rendite catastali e i valori patrimoniali aumenterebbero in modo considerevole rispetto ad oggi, anche se la delega fiscale prevede l’invarianza di gettito.

  • Nelle commissioni censuarie anche le associazioni di categoria

Nelle commissioni provinciali che ridefiniranno i valori catastali parteciperanno non solo l’Agenzia del Territorio e i Comuni, ma anche i rappresentanti delle associazioni di categoria del settore immobiliare. Inoltre, i contribuenti potranno fare ricorso sulle decisioni che saranno adottate dalle commissioni provinciali, ma i ricorsi giurisdizionali andranno rivolti alle commissioni tributarie, che dovranno rispondere entro 60 giorni. Le questioni di legittimità spettano invece al Tar.

  • Gli immobili nella categoria A/9

Per quanto riguarda gli immobili della categoria catastale A/9 (castelli e immobili storici), è prevista una distinzione tra quelli non suscettibili di sfruttamento commerciale, ai quali sarebbero confermati i benefici, e quelli che invece possono essere messi a reddito ai fini commerciali, sui quali la commissione Finanze della Camera dovrà prendere una decisione.

  • Stime dirette per le unità a destinazione speciale

Come evidenziato lo scorso anno dall’Agenzia del Territorio, è necessario un ingente numero di stime dirette per le unità a destinazione speciale, che sfuggono agli algoritmi statistici. La creazione di un catasto dei valori patrimoniali affiancato a rendite realistiche, come previsto dalla delega fiscale, richiede infatti dei campioni significativi e dei dati che al momento non sono sempre disponibili presso gli archivi catastali.

  • Rendite, oggi penalizzati i proprietari dell’unica prima casa

Le rendite attualmente attribuite alle unità immobiliari urbane sulla base di un sistema catastale risalente al 1939 producono una diffusa iniquità di fronte alla quale i consumatori e i contribuenti lamentano continue vessazioni”, ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori.

Manca un sistema per aggiornare i redditi delle singole unità immobiliari – spiega Antonino Armao, esperto fiscale dell’UNC – e di conseguenza si è prodotto nel tempo un progressivo scollamento tra la realtà dei valori catastali e i valori del mercato immobiliare. A pagare, in misura iniqua rispetto alla grande rendita immobiliare, sono sempre gli stessi: cioè i proprietari della sola prima casa (o del solo immobile adibito alla piccola attività) quindi la maggioranza degli italiani, a cui il Fisco si rivolge regolarmente per fare cassa senza fatica e senza trasparenza a causa della giungla normativa”.

  • Immobili nuovi di periferia pagano più di quelli di pregio nei centri storici

Può sembrare incredibile – prosegue Armao – ma oggi pagano di più immobili nuovi di periferia che immobili di pregio nei centri storici. Non solo: l’Isee viene determinato tenendo conto anche del patrimonio immobiliare e, quindi, una valutazione catastale iniqua degli immobili trasferisce i suoi effetti perversi anche sull’accesso alle prestazioni di welfare”.

L’Unione nazionale dei consumatori chiede quindi una riforma del catasto “che rispetti la maggioranza degli italiani, garantendo più trasparenza e controllo sociale nei meccanismi di tassazione. E’ fondamentale che si riconosca il valore sociale della sola prima casa di abitazione (e del solo immobile adibito alla piccola attività) e si colpisca, invece, chi, nascosto dietro una burocrazia di favore non ha mai pagato le giuste tasse per le grandi rendite catastali che detiene”.

FONTE NEWS: Casa&Clima.com 

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