Efficienza energetica nella PA: gli ostacoli allo sviluppo

Oltre 6 miliardi di euro di spesa e un consumo medio fra gli 80 e i 100 TWh: queste le cifre della Pubblica Amministrazione alla voce di spesa energetica.
Ne consegue che le potenzialità in termini di efficientamento e risparmio energetico sono enormi, sviluppando così un mercato dal valore potenziale di 1 miliardo di euro all’anno.

Nonostante dall’Europa arrivino indicazioni ben precise sulle regole da attuare, il tasso di penetrazione delle soluzioni di efficienza energetica in ambito pubblico è ancora molto limitato a causa, secondo quanto riportato da Vittorio Chiesa, direttore dell’Energy & Strategy Group  (il think tank  del Politecnico di Milano), di tre barriere all’ entrata:

  1. Barriera conoscitiva: la ridotta consapevolezza da parte della PA dell’importanza della gestione e della razionalizzazione dei consumi energetici. Nonostante ci sia una legge (Legge 10/91) che imponga la nomina di un Energy Manager per tutti i soggetti pubblici e privati che abbiano superato le soglie di consumo annuale dei 1000 TEP (settore civile, terziario e trasporti) e dei 10000 TEP (settore industriale), meno del 20% degli enti pubblici ne ha nominato uno.
  2. Barriera Finanziaria: i vincoli del Patto di Stabilità impediscono l’utilizzo di risorse destinabili a questo tipo di iniziative. Una barriera comunque superabile accollando questi costi ad un fornitore esterno (p.es. una ESco) o ricorrendo a finanziamenti pubblici dedicati (p.es i fondi della Banca Europea per gli Investimenti –Bei-)
  3. Barriera realizzativa che si traduce nella scarsa capacità di coinvolgere i soggetti operanti nel settore con le PA non in grado di prendere iniziative e implementare progetti innovativi.

A queste barriere bisogna però trovare delle soluzioni, perché il mercato potenziale vale oltre un miliardo di euro l’anno e potrebbe portare, da qui al 2020, a risparmi energetici stimabili pari a 0,8 TWh elettrici e 1,5 TWh termici.
Il raggiungimento del mercato potenziale a livello nazionale darebbe luogo ad un giro d’affari medio/annuo, sul periodo 2014-2020, di oltre 7 miliardi €/anno di cui oltre 3 miliardi da investire nel settore edile-residenziale, che rimane quindi il settore con il maggior potenziale “atteso” (riguarderebbe infatti il 58% del giro d’affari complessivo).

Questi e altri scenari sono stati oggetto della presentazione dell’ Energy Efficiency Report che sottolinea come le tecnologie per l’efficienza energetica già disponibili e applicabili potrebbero ridurre sostanzialmente i consumi italiani, garantendo nel contempo benefici economici per famiglie, aziende e pubblica amministrazione, ma tutto risulta frenato dalla mancanza di una cultura dell’efficienza energetica e dall’incertezza del quadro normativo.

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