Green Economy, il ruolo delle città per un New Deal verde

Il 27 febbraio scorso è stato presentato a Roma il nuovo rapporto sulla Green Economy 2013: “Un Green New Deal per l’Italia“, redatto da ENEA e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Il tema principale analizzato nella seconda edizione di questo rapporto è il nuovo ruolo che le città italiane possono avere come volano per uno sviluppo sostenibile: in Italia, infatti, il 68% della popolazione vive in un ambiente urbano, dove si produce in media il 75% dei rifiuti e le abitazioni consumano dal 30 al 60% di energia in più rispetto alla media europea.

Dati alla mano, le città possono rappresentare un vero e proprio punto di svolta verso un significativo cambiamento sostenibile e, secondo quanto riportato nel rapporto, gli aspetti su cui ci si deve maggiormente focalizzare sono:

 

Un’importante voce di contenimento della spesa è rappresentata dalle azioni di efficientamento energetico degli edifici: gli edifici del nostro Paese consumano infatti tra il 30% ed il 60% in più rispetto alla media europea. Le detrazioni fiscali del 65% sono state, e sono, un ottimo strumento per incentivare il miglioramento energetico degli immobili, ma non è ancora sufficiente, basti pensare che negli ultimi 12 anni sono il 20% delle case è stato ristrutturato e solo il 30% di queste ha subito interventi di efficientamento energetico.

I rifiuti, prodotti per il 75% in città, potrebbero essere riutilizzati ed avere una seconda vita: per esempio una stima dei rifiuti prodotti a Roma ha valutato in decine di milioni di euro il valore di questi “beni-rifiuto” che potrebbero essere reintrodotti sul mercato.
Le raccolte differenziate sono ancora a macchia di leopardo sul territorio (fra le 16 città con più di 200.000 abitanti si passa dal 51,1% di Verona al 6,4% di Messina).Quello che emerge è che dove le raccolte sono più alte è inferiore il costo di gestione dei rifiuti per ciascun cittadino ( in un comune con una raccolta al 63% il costo annuo per abitante è di 116,14 euro, in uno con una raccolta al 26% di 224 euro). Dal punto di vista del lavoro, un incremento di 1000 ton/anno di raccolta differenziata e riciclaggio creerebbe 8,5 posti di lavoro, pertanto il raggiungimento dell’obiettivo di riciclaggio del 50% creerebbe un’occupazione di 11.000 unità.

Una nuova pianificazione urbana che faccia dell’eco-innovazione tecnologica e sistemica il fulcro della trasformazione delle nostre città, conclude l’ENEA, può offrire una migliore qualità della vita ai cittadini ed un più sostenibile utilizzo delle risorse energetiche e non energetiche, aumentando vantaggi e competitività di vari settori industriali nazionali, creando nuovi posti di lavoro ad altro tasso di specializzazione e  trasformando le aree urbane per renderle centri di risultati economici sostenibili e, al contempo, luoghi ideali per la crescita civile dei cittadini.

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