Consumo del suolo: al via la campagna contro gli sprechi

 

Un’invasione di case insicure, fragili, non coibentate, energeticamente costose e spesso vuote e inutili, insieme a capannoni, autostrade, parcheggi, cave e strade continuano a cancellare importanti porzioni del nostro territorio.

In tre anni abbiamo perso, secondo l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ben 720 chilometri quadrati di suolo. Nemmeno la crisi ferma questa epidemia cementificatoria, che devasta il Paese senza incidere per nulla sull’emergenza casa che riguarda ben 650mila famiglie che per reddito e condizioni avrebbero diritto ad un alloggio di edilizia popolare.

I dati sono contenuti nel dossier di Legambiente “Basta case vuote di carta che analizza il consumo di suolo nel nostro Paese e la diffusione delle case inutili e inaccessibili per chi ne avrebbe bisogno. L’associazione ha lanciato inoltre stopalconsumodisuolo.crowdmap.com, un portale nazionale che ha già raccolto le segnalazioni di oltre 100 aree in pericolo, con informazioni, foto, video e segnalazioni relative al consumo di suolo nel nostro Paese per realizzare una mappa condivisa e sempre aggiornata delle aree da salvare.

Senza un serio impegno politico la situazione non cambierà – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -Servono subito provvedimenti specifici per frenare il consumo di suolo e per la riqualificazione del patrimonio edilizio con chiari obiettivi di efficienza energetica e sicurezza antisismica. Non servono altre case di carta in periferia, insicure e invivibili, ma nuove politiche per ripensare periferie degradate e dismesse con procedure che permettano finalmente di avviare progetti innovativi”.

Tasso di consumo di suolo al 7,3%

Il tasso di consumo di suolo – si legge nel dossier di Legambiente – negli anni ’50 era pari al 2,9%. Oggi siamo al 7,3%. Dei 22mila chilometri quadrati urbanizzati in Italia, il 30% è occupato da edifici e capannoni, il 28% da strade asfaltate e ferrovie. Tra le città con le superfici più cementificate troviamo Napoli e Milano (con oltre il 60%) seguite da Pescara e Torino (oltre il 50%) e poi da Monza, Bergamo, Brescia e Bari con oltre il 40% di superficie impermeabilizzata.

Nel 2014, inoltre, ancora in gran parte d’Italia non esistono controlli e sanzioni rispetto ai consumi delle abitazioni (ossia le verifiche degli attestati di prestazione energetica che per la Direttiva sono obbligatori) e quindi si condannano le famiglie a spendere migliaia di Euro per case fredde d’inverno e calde d’estate. Malgrado dibattiti e impegni, ancora non è in vigore il libretto del fabbricato e non si hanno informazioni nemmeno per edifici in zone a rischio sismico e idrogeologico, o controlli mirati relativi ai materiali e alle tecniche di costruzione utilizzate. In questa situazione, il settore dell’edilizia vive una drammatica crisi occupazionale con oltre 600mila posti di lavoro persi e migliaia di imprese chiuse. C’è quindi urgente bisogno di un progetto che tenga assieme gli obiettivi e le politiche per tre grandi questioni strettamente connesse tra loro: il consumo di suolo, l’emergenza casa e la rigenerazione urbana.

Emergenza casa

Rispetto all’emergenza casa, negli ultimi 5 anni sono stati emessi oltre 311mila sfratti, e milioni di famiglie vivono condizioni di grave disagio per pagare le rate del mutuo o dell’affitto nonostante siano 2milioni e 700mila le case vuote su tutto il territorio italiano (contro le 700mila nel Regno Unito per fare un esempio). Servono nuove politiche, con risorse stabili per riqualificare il patrimonio edilizio pubblico in locazione e per creare nuovi alloggi negli ambiti di riqualificazione, con nuovi strumenti urbanistici e fiscali da affidare ai Comuni per gestire il patrimonio immobiliare.

Rigenerazione urbana

Rispetto alla riqualificazione urbana, nel nostro Paese continua a risultare impossibile realizzare ambiziosi progetti in aree degradate o dismesse, o che riguardino condomini, per normative che impediscono o rendono costosi e complicatissimi interventi invece fondamentali. Eppure sono oltre 2milioni e 500mila gli edifici residenziali sui quali sarebbe urgente intervenire.

 

Obiettivo del progetto – ha sottolineato Damiano Di Simine, responsabile della campagna #stopalconsumodisuolo di Legambiente  – è di far capire l’urgenza di intervenire per fermare il consumo di suolo, attraverso politiche che puntino anche sulla rigenerazione urbana come opportunità per uscire dalla crisi economica. Con questo portale vogliamo far conoscere le tante situazioni in Italia di progetti edilizi e infrastrutturali che cancellerebbero aree agricole e paesaggi. Chiediamo a Governo e Parlamento di scegliere questi temi come priorità di questa fase di legislatura. Per questo continueremo a mobilitarci con i cittadini per fermare il consumo di suolo e contribuire ad avviare serie politiche per recuperare le periferie dando una casa a chi ne ha bisogno”.

 

Fonte: Casa&Clima.com 

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