In Italia 9 edifici su 10 sprecano energia

E’ quanto emerge dall’indagine realizzata da Legambiente, attraverso immagini termografiche, su 100 immobili in 15 città italiane. Deludente anche la performance delle strutture pubbliche. Un dato che però apre interessanti opportunità ai professionisti del settore e, in particolare, ai Certificatori Energetici.

Pareti senza isolamento, finestre sottili e montate male, ponti termici tra diversi materiali, serramenti e solai che facilitano le dispersioni di calore. Gli edifici in cui abitiamo e lavoriamo sono responsabili, in nove casi su dieci, di rilevanti dispersioni di calore e quindi costringono a usare riscaldamento e condizionatori, facendo così aumentare i costi in bolletta e diminuire il comfort e la vivibilità. E’ quanto emerge da una ricerca effettuata da Legambiente che, nell’ambito della campagna nazionale “Tutti in classe A”, ha analizzato 100 edifici tra appartamenti e uffici in 15 città italiane.

Per mostrare difetti e pregi degli edifici sono state utilizzate immagini termografiche realizzate con un apposito macchinario capace di evidenziare le caratteristiche termiche ed energetiche dei materiali nelle pareti esterne dell’edificio. Solo 11 gli edifici promossi da Legambiente, tutti costruiti a Bolzano. Analizzati anche edifici pubblici, le cui perfomance si sono però rivelate altrettanto negative: bocciati 18 edifici su 19 con dispersioni a volte clamorose che obbligano ad un superlavoro i termosifoni d’inverno e i condizionatori d’estate. La fotografia complessiva emersa da questo primo monitoraggio, spiega Legambiente in una nota,  mostra come la quasi totalità degli edifici censiti presentino carenze strutturali relative alle dispersioni di calore. Un risultato, sottolinea l’Associazione, che evidenzia quanto poco siano cambiate, negli ultimi trenta anni, le attenzioni da parte di progettisti e costruttori nei confronti di materiali, tecnologie e modalità costruttive impiegate per il contenimento degli sprechi energetici.

Diventa dunque fondamentale, intervenire nel settore edilizio per contenere i consumi energetici, riducendo gli sprechi, e le conseguenti emissioni di CO2. Ma prima di intervenire è necessario conoscere. Proprio per questo l’Unione Europea, ha varato precise Direttive che hanno reso obbligatoria, anche in Italia, la Certificazione Energetica degli edifici nuovi e nelle compravendite e locazioni di quelli già esistenti. Una normativa che apre interessanti opportunità per i professionisti che offrono questo tipo di servizi e, in particolare, per i Certificatori Energetici. Non a caso, come  emerge dalla “Guida ai Green Jobs” pubblicata da Ermesambiente, quello del Certificatore Energetico è tra i profili professionali al momento più richiesti.

Il Certificatore Energetico è iscritto in un apposito Albo Professionale, di cui non tutte le Regioni si sono ancora dotate. Per accreditarsi occorre seguire specifici corsi di formazione e bisogna essere in possesso di una laurea triennale o specialistica in Ingegneria, Architettura, Scienze ambientali, Chimica, Scienze e tecnologie agrarie, Scienze e tecnologie forestali e ambientali. In alternativa si può essere in possesso di diploma di geometra, perito industriale o agrario. Obbligatorio essere abilitati alla professione e iscritti al relativo Ordine o Collegio professionale. Tra le Regioni che prima delle altre si sono dotate di una normativa sulla Certificazione Energetica che regolamenta anche le modalità di iscrizione agli Albi Professionali, ci sono la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Piemonte.

Tutti i professionisti interessati a svolgere l’attività di Certificatore Energetico in una o più di queste tre regioni, possono rivolgersi ad EXITone, che, grazie alla partnership stretta con Co.Svi.For e Project Group, specialisti nella formazione on line, offre la possibilità di frequentare in modalità FAD (Formazione a Distanza), i corsi per iscriversi agli Albi di Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia con sconti fino al 45%.

 

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