Architetti: dalla crisi si esce con la formazione

Riqualificazione del patrimonio esistente e risparmio energetico traino della ripresa

 

Formazione, specializzazione, aggiornamento professionale: è con queste armi che gli architetti italiani affrontano la “peggiore crisi” sinora vissuta dalla professione. Una crisi che penalizza chi sta fermo e resta ancora ancorato ai tradizionali modelli di organizzazione del lavoro, ma che invece viene vista come un’opportunità da chi, anche sulla scorta delle novità introdotte dal legislatore, è disposto a crescere e ad affacciarsi a nuovi orizzonti professionali.

 

E’ quanto emerge dalla ricerca realizzata dall’Osservatorio Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) – Cresme e relativa a 600 rilevazioni distribuite tra gli Ordini di Milano, Como, Treviso e Bari.

Il 22,5% evidenzia una forte polarizzazione sul mercato tra chi “la crisi non la sente” e chi invece “perde terreno”; un 17,1% sostiene che la crisi si concentra in alcuni segmenti e non in altri mentre, per il 19%, è in realtà una grande occasione di trasformazione. Un architetto su cinque segnala – sia per il 2009 che per il 2010 – la perdita di circa un quarto del proprio fatturato. Ma c’è anche chi cresce in modo rilevante: circa il 3,6% dei professionisti ha visto aumentare il proprio giro d’affari, nel 2009, di oltre il 25%; nel 2010 questa percentuale è salita al 6,8%.  In sintesi si può affermare che circa il 40% degli architetti italiani soffre per la crisi in atto, un 35% resiste e un 25% sta invece crescendo.

 

Incrociando questi dati con quelli relativi ai settori di attività in crescita, si traggono considerazioni interessanti sulla strada per uscire dalla crisi e sul futuro della professione.  Crollano i dati relativi alla progettazione di nuove costruzioni residenziali (nel 2010, il 54% degli intervistati, peggio del 2009, la vede in calo, con un 41,5% che stima un calo superiore al 25% ), e grandi difficoltà si notano anche nella nuova produzione non residenziale e nelle opere pubbliche. I segnali più confortanti arrivano invece dalla riqualificazione del patrimonio residenziale esistente (il 36% lo vede in calo, ma il 30,7% lo vede in crescita) e, soprattutto, dalle attività legate al risparmio energetico, il cui sviluppo è incoraggiato anche dalla particolare attenzione prestata a queste tematiche a livello legislativo. Un esempio per tutti, le Direttive comunitarie che hanno reso obbligatoria, anche in Italia, la Certificazione Energetica degli edifici nuovi e nelle compravendite e locazioni di quelli già esistenti.

Vince quindi chi guarda al di là del mercato tradizionale e si specializza per adeguare la propria offerta alle esigenze dei segmenti emergenti: progettazione nel campo dell’energy technology, attività di facility management, progettazione informatizzata, studio di nuovi materiali e le forme nuove del processo edilizio, perizie, controlli per la sicurezza dei luoghi di lavoro, certificazioni e classi energetiche.

 

Alla base della ripresa, c’è dunque la conoscenza!!!! 

 

 

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