Presentato ieri l’«inventario» dei beni pubblici: «Sono pari al debito, una ricchezza enorme», ha detto il Ministro Tremonti

Immobili, concessioni e aziende partecipate: la dismissione partirà a gennaio.

Ieri mattina il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti  ha presentato, durante il seminario sul Patrimonio statale svolto a porte chiuse nel Parlamentino del Ministero di via XX Settembre, i dati sul patrimonio pubblico italiano fatto di immobili, concessioni e aziende partecipate. Si è trattato del primo di una serie di incontri per passare in rassegna il patrimonio immobiliare pubblico in vista di un piano di dismissioni funzionale alla riduzione del debito pubblico.
«Abbiamo scoperto – ha spiegato Tremonti  – che nell’attivo del bilancio dello Stato c’è un numero uguale a quello del passivo. Il passivo è il debito sul mercato, l’attivo è ancora fuori dal mercato e in decenni è diventato una specie di “manomorta” pubblica. Una  enorme quantità di beni che però non sono valorizzati, hanno magari un costo superiore a quello giusto, molti possono essere messi nell’economia e qui creare ricchezza.”
Il patrimonio dello Stato si divide in quattro grandi voci: crediti, immobili, concessioni e  partecipazioni.
Nel dettaglio, le partecipazioni dello Stato nelle società valgono 44,8miliardi di euro. Per le tre società quotate (Enel, Finmeccanica e Eni) il valore complessivo è di 17,3 miliardi, mentre per le non quotate è di 27,5miliardi (nel calcolo non sono incluse le partecipazioni della Cassa Depositi e Prestiti).
Sono 13.111 le società partecipate, dirette e le controllate, aumentate di ben 2491 negli ultimi sei anni.
Per quanto riguarda gli immobili pubblici si parla di un valore vicino ai  500 miliardi di euro, ma solo il 5-10% non sono strumentali e di conseguenza sono vendibili , ossia 40-50 miliardi. Un milione sono gli appartamenti ex Iacp, ma il 40% non sono più, tra vendite e altri passaggi, classificabili come case popolari.
Le concessioni (ad esempio autostrade, spiagge, cave, demanio, porti, aeroporti) danno flussi annuali di 2, 7 miliardi annuali, di cui 1,8 vanno allo Stato. Le autostrade, ad esempio, rendono solo 120 milioni annui, ma rivedendo le concessioni si può arrivare a triplicare il flusso (da 2,7 a 8-9miliardi). Quanto alle partecipate, si penserebbe nell’immediato a una quotazione di Bancoposta. Delle 2700 utilities – cioè le municipalizzate tipo Acea – oltre la metà sono piccole, e solo 27 sono quotate. A parte la vendita, si punterebbe a snellire: i soli 25 mila membri dei CDA costerebbero 2,7 miliardi annui, personale che sale a 80 mila contando consulenti, amministratori e altre figure.
Le cifre sono state rese pubbliche grazie alle relazioni di due esperti, Edoardo Reviglio, capo economista della Cassa Depositi e Prestiti, e Stefano Scalera, direttore del dipartimento Attivo e Patrimonio dello Stato del Ministero del Tesoro.
Proprio Reviglio ha sottolineato come «è in ogni caso improbabile che si ricorra come negli anni passati a strumenti finanziari tipo le cartolarizzazioni». Piuttosto si parlerebbe di vendite dirette.
A gennaio 2012 dovrebbe essere realizzata la SGR (società di gestione del risparmio), una sorta di  contenitore di tutto ciò che si ritiene possa essere venduto: era già prevista in manovra e attende l’autorizzazione della Banca d’Italia. In ogni caso, visto vista l’oggettiva impossibilità a vendere tutto subito, nei prossimi anni da tutte le possibili operazioni si potranno attendere al massimo 9,8 miliardi di riduzione del debito per anno. E Tremonti ha confermato di guardare proprio a questo fine: «Oggi prende avvio una grande riforma strutturale per la riduzione del debito e per la modernizzazione e la crescita», ha spiegato.

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