Anche i terreni agricoli del Demanio tra i beni in vendita per ripianare le casse dello Stato.

Nel maxiemendamento approvato lo scorso 12 novembre è presente un articolo, il 4 quater, che prevede la vendita dei terreni agricoli demaniali allo scopo di risanare il debito pubblico.
In Italia una grande quantità di terreni appartiene alle Amministrazioni, a Enti Pubblici e a Proprietà Collettive gestite da Comuni o Enti. In particolare si parla di 269.375,50 ettari SAU (superficie agricola utilizzata) per le Amministrazioni o Enti pubblico e 445.123,65 di proprietà di Enti o Comuni che gestiscono proprietà collettive, per un totale di 714.499,15 ettari di SAU, corrispondenti a 1.955.734,71 di superficie agricola totale (SAT).

La norma in questione prevede che i terreni vengano individuati entro 3 mesi dall’entrata in vigore della legge con decreto del Ministero delle Politiche Agricole d’intesa con quello dell’Economia.

Sarà l’Agenzia del Demanio a curare la vendita del patrimonio individuato, vendita che avverrà mediante trattativa privata per i terreni di valore inferiore ai 400mila euro, e mediante asta pubblica per quelli di valore superiore a tale cifra.

L’articolo 4 quater, però, prevede una specifica clausola e cioè è prevista la possibilità di modifica della destinazione urbanistica dopo solo 5 anni dal loro acquisto. Che ci sia il rischio di speculazione lo prevede la norma stessa che cita “nell’eventualità di incremento di valore dei terreni alienati derivante da cambi di destinazione urbanistica intervenuti nel corso del quinquiennio successivo all’alienazione medesima, è riconosciuta allo Stato una quota pari al 75% del maggior valore acquisito dal terreno rispetto al prezzo di vendita”.

La questione ha sollevato subito molti pareri negativi tra i quali quelli dei Verdi, il cui leader Angelo Bonelli dice “Il provvedimento contiene un colpo mortale al territorio e all’agricoltura italiana …i terreni agricoli dello Stato, dismessi per ridurre il debito pubblico, potranno essere variati urbanisticamente dopo soli 5 anni diventando, così, facile preda della speculazione edilizia e della cementificazione selvaggia”.

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