Il Protocollo di Kyoto è arrivato all’ultimo compleanno, l’Italia dovrebbe farcela

Ha compiuto ieri sette anni il Protocollo di Kyoto e questo sarà l’ultimo anno in cui dovranno essere rispettati vincoli legali, dal prossimo anno si continuerà solo a livello volontario.

Il Protocollo, nato con lo scopo di controllare l’effetto serra e i cambiamenti climatici è stato adottato dalla comunità internazionale nel 1997, nel corso della Terza Sessione della Conferenza delle Parti (COP) sul clima, istituita nell’ambito della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (UNFCCC), ma è entrato in vigore il 16 febbraio 2005 dopo l’adesione della Russia.
E ora, dopo l’ultima conferenza sul clima di Durban, svoltasi lo scorso dicembre, il suo futuro sembra in dubbio.
Secondo i dati preliminari dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’Italia è a quota -4,8% di Co2, sull’obiettivo fissato da Kyoto del -6,5%, rispetto ai livelli del 1990 previsto dal Protocollo. Nel caso in cui  non si riuscisse a raggiungere l’obiettivo, le conseguenze potrebbero portare a multe molto salate.
Il Kyoto Club, organizzazione non profit costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi del Protocollo chiarisce che “l’Italia ha accumulato nei primi quattro anni di conteggio di Kyoto un debito di oltre 700 milioni di euro. Conteggiando anche la quota attribuita all’Italia per la forestazione (quota che però va assicurata secondo le metodologie IPCC) il debito si ridurrebbe a 300 milioni di euro”.
I dati relativi al 2011 sono però decisamente migliori rispetto a quelli degli  anni passati, questo sia grazie alla diminuzione delle emissioni nocive legata alla crisi sia grazie ai miglioramenti in termini di efficienza energetica e utilizzo delle energie pulite.
La media delle emissioni dell’ultimo triennio 2009-2011 –dice  il Presidente della Fondazione Sviluppo, Edo Ronchi –  è in linea con l’obiettivo italiano. Includendo nella media anche il valore, ancora alto, del 2008 e una previsione del 2012, arriviamo a livelli di non molto superiori alla media prevista dal nostro obiettivo 2008-2012 di Kyoto”. Ronchi aggiunge però che “Per il 2020 dobbiamo affrontare obiettivi, europei, del pacchetto 20-20-20 più impegnativi, che, per le emissioni potrebbero essere anche aumentati al 30%. Se teniamo presente questo quadro, e quello più a lungo termine dal 2030 al 2050, i trend attuali dell’Italia, benché in linea con Kyoto, vanno rivisti  con politiche e misure ben più coraggiose”.

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